Ma Rubio ha sbagliato destinazione: doveva rivolgersi alla Casa Bianca prima di imbarcarsi per il Vaticano e di visitare Palazzo Chigi

Da cattolico di origine cubana, qual è, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ieri s’è trovato al posto giusto, ma forse al momento sbagliato: fra le stanze del Vaticano per spiegare e spiegarsi a Papa Leone dopo gli attacchi senza precedenti che Donald Trump ha rivolto e ripetuto contro il pontefice. Da lui incolpato per gli appelli contro la guerra, cioè anche contro la guerra in Iran condotta dagli american e dagli israeliani. Quasi un delitto di lesa maestà per il presidente: i moniti provenivano proprio dal suo più illustre connazionale.

Purtroppo per lui e per Rubio, il Papa non solo non ha cambiato idea, ma ha donato all’interlocutore una penna in legno d’ulivo.

“E’ la pianta della pace”, gli ha detto, chissà se sorridendo, per quello scherzo da prete, letteralmente: un dono per rimarcare con raffinata serietà che dal tema della pace Leone non recede.

Dunque, se Rubio voleva ricucire col Papa inducendolo a cambiare predica, ha sbagliato l’occasione. Quante più bombe continueranno a cadere sull’Iran, sull’Ucraina e ovunque, tanto maggiore sarà il grido di denuncia e di dolore di Leone per supplicare i potenti a cambiare loro, il loro repertorio.

Nel suo secondo viaggio -il primo fu per l’insediamento di Leone XIV-, il capo della diplomazia nordamericana ha sottolineato la solidità dei rapporti fra il suo Paese e la Santa Sede, il clima di amicizia e il comune impegno a favore della pace e della dignità umana.

Ma se Rubio sperava di trovare una sponda ottenendo toni più bassi dal Vaticano a fronte della geopolitica statunitense basata sulle armi, si sbagliava. Così come rischia di sbagliarsi, se crede di poter riguadagnare alla causa trumpiana la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che incontra oggi per il bis dell’“operazione disgelo” dopo le polemiche che l’inquieto inquilino della Casa Bianca ha dedicato pure a lei. Perché il punto qui in Italia, Europa, non è accontentare i disegni di Trump, magari fingendo di non vederli.

Quando tali disegni contrastano con l’interesse nazionale italiano e pure europeo nessun presidente del Consiglio può voltarsi dall’altra parte.

Se l’intento di Rubio è di ritrovare l’intesa storica fra Italia e Stati Uniti che a Roma nessuno ha mai messo in discussione, l’interlocutore non è Giorgia Meloni. Come non lo era Papa Leone. Il suo interlocutore si chiama Donald Trump.

E’ a lui che Rubio dovrebbe rivolgersi per ricordargli che significa essere occidentali.

E’ Trump che s’è isolato dall’Europa colpita dai suoi dazi e dalle sue contumelie, non viceversa.

E’ Trump ad aver minacciato l’addio dei suoi soldati dall’Ue e perfino dalla Nato, non il contrario.

E’ l’intervento militare di Trump in Medio Oriente non concordato e non comunicato a nessuno, a parte Israele, ad aver provocato il contraccolpo dell’inaccettabile chiusura di Hormuz da parte del bieco regime degli ayatollah con enorme danno economico per il mondo intero.

Forse Rubio avrebbe potuto farsi una bella passeggiata alla Casa Bianca, prima di imbarcarsi per il Vaticano e di visitare Palazzo Chigi.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova