Vertice ad Antibes tra Italia e Francia, colonne portanti dell’Occidente

Il mondo che gira al tempo di Donald Trump e di Vladimir Putin -e al controtempo di Xi Jinping- non ammette più né dispetti né rivalità.

Finalmente l’hanno capito Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, alla guida di due Paesi decisivi per indirizzare l’Europa d’intesa con la Germania.

E perciò il 36esimo vertice intergovernativo tra Francia e Italia ad Antibes ieri s’è aperto all’insegna delle battute fra i due amici ritrovati. Letteralmente: s’erano già incontrati a Berlino il giorno prima per la riunione E5, che è il gruppo delle principali potenze militari del continente nato dopo l’aggressione russa all’Ucraina e ora alla ricerca di una politica di sicurezza in armonia con la sua appartenenza alla Nato.

E s’erano visti, Macron e Meloni, la settimana scorsa al G7 di Évian-les-Bains, sempre in Francia, e poi al Consiglio europeo a Bruxelles.

Si può dire che dopo gli anni delle incomprensioni e delle ripicche il lungimirante Trattato del Quirinale firmato a Roma nel novembre 2021 per dar vita a una cooperazione bilaterale speciale fra le due Nazioni (un trattato caldeggiato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella), è entrato per la prima volta in azione.

Lo confermano le corpose delegazioni di nove ministri e numerosi imprenditori al seguito del presidente francese e della presidente del Consiglio italiana. Ma lo conferma soprattutto la realtà dei fatti e dei dati: 112 miliardi di interscambi nel 2025 con 2.000 imprese francesi che operano in Italia e 1.800 italiane che operano in Francia. Forse niente di più bello della Gioconda del nostro Leonardo esposta al Louvre riassume il senso potente di un legame che non è solo storico né culturale.

La collaborazione italo-francese adesso si rafforza in un contesto geopolitico dove le convergenze superano le divergenze. Specie sui punti cardinali: il sostegno all’Ucraina bombardata da Putin. La non partecipazione alle guerre di Trump-Netanyahu in Medio Oriente. La richiesta all’Iran di garantire la libertà navale nello Stretto di Hormuz.

Rapporto, dunque, rinsaldato nell’ambito della difesa anti missili, considerata la tragica vicenda che sta vivendo l’Ucraina alle porte d’Europa. Ma si respira una difesa anche simbolica e morale, nel vertice franco-italiano, a fronte delle parole offensive che Trump ha riservato a entrambi gli interlocutori con motivazioni e in tempi diversi.

Si punta, inoltre, a intensificare la cooperazione energetica e nucleare. Che vede il nostro Paese impegnato nella ricerca e nella futura costruzione di impianti di nuova generazione.

Altrettanto rilevante il coordinamento già operativo nel settore spaziale, dove l’Italia rappresenta un’eccellenza a livello mondiale.

L’unità riscoperta si proietta, infine, in una possibile coalizione pro Libano.

Anche se Meloni e Macron sottolineano che il primo e più importante segnale unitario da dare al mondo in pieno sconvolgimento è che Italia e Francia sono una colonna portante dell’Occidente.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova