Di là, sul versante austriaco del Brennero, è bastata una manifestazione per bloccare tutto: impossibile circolare per diverse ore sul passo che dovrebbe unire l’Europa, e che invece ancora una volta ha contrapposto le autorità italiane alla decisione unilaterale altrui di totale e anacronistica chiusura. Niente auto in nome della protesta contro l’eccesso di traffico contestato dagli ambientalisti del Tirolo.
Di qua, sul versante italiano, nella notte precedente un incendio doloso aveva distrutto due centraline elettriche della linea ferroviaria Brennero-Verona Porta Nuova -ossia l’unica alternativa di collegamento rimasta-, nei pressi della provincia di Trento. Gli investigatori seguono l’ipotesi del sabotaggio anarco-insurrezionalista.
Ma né la pacifica mobilitazione oltre Brennero né l’atto violento sull’asse del Brennero hanno provocato quel caos nei trasporti che si paventava da giorni. E per prevenire il quale le autorità competenti di qui e di là avevano invitato a non percorrere, ieri, il corridoio del valico.
Eppure, il disagio inferiore al previsto non ha impedito il divampare della polemica politica ed economica.
Perché per l’ennesima volta il passo è stato ridotto, anzi, stavolta addirittura sottratto alla libera circolazione delle merci nel mercato comune, che è un principio fondativo dell’Unione europea.
Dopo anni di estenuanti e inutili trattative con Vienna, il governo italiano, con il pieno sostegno della Commissione europea, ha fatto ricorso contro l’Austria alla Corte di Giustizia Ue, due anni fa, per denunciare la perdurante e grave violazione della libera circolazione causata dall’illegittima restrizione al transito dei veicoli pesanti nel corridoio del Brennero. La decisione è attesa entro quest’anno.
Ma il blocco totale ha intanto riproposto l’irrisolta questione, che non è soltanto un atto simbolico di europeismo. Per l’Italia il Brennero è un asse strategico. La limitazione austro-tirolese del traffico -Roma denuncia-, provoca un danno ingente all’economia (autotrasporto, commercio, turismo) e un crescente disagio alla viabilità a sud del Brennero. Soprattutto per le imprese e i viaggiatori del Triveneto, le Regioni del nord che devono poter lavorare, esportare, intraprendere liberamente nell’Europa senza confini. Una necessità e un diritto invece compromessi da un sistema di severe restrizioni di orari, giorni e tipologie di merci imposte ai mezzi pesanti per decisione arbitraria di Vienna. E che finisce pure per determinare una penalizzazione italiana rispetto a quella casalinga austriaca. Lo denunciano tutte le associazioni di categoria.
Il tutto avviene nonostante due sentenze della Corte di Giustizia si siano già espresse contro i divieti.
Dunque, il conflitto giuridico-politico è inevitabile. Per spostare dalla gomma alla rotaia almeno una parte del traffico pesante, si dovrà aspettare il 2032/34. Quando sarà inaugurata la galleria di base del Brennero, progetto italo-austriaco di 64 km di ferrovia sotterranea.
Ma intanto per l’Italia è prioritaria la libertà di frontiera.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova