E la Commissione europea ha finalmente concesso all’Italia flessibilità fiscale sull’energia

Al meccanismo d’applicazione penseranno gli esperti, così come alle polemiche già pensano i partiti: quelli della maggioranza festeggiano il bicchiere pieno tanto quanto le forze d’opposizione lo vedono mezzo vuoto.

Ma la complessa procedura che dovrà essere attuata e la scontata contrapposizione politica possono poco di fronte alla realtà dei fatti: il via libera della Commissione europea alla flessibilità fiscale dell’Italia sull’energia. Tradotto in concreto: il nostro Paese potrà spendere 14 miliardi di euro nei prossimi due anni per far fronte all’emergenza energetica senza che tale spesa venga conteggiata nel deficit.

Una deroga al patto di stabilità che dovrebbe trasformarsi in occasione da non perdere.

Questa “limitata flessibilità di bilancio” -così battezzata-, è stata concessa agli Stati Ue per affrontare la transizione energetica resa ancor più complicata dai conflitti dei quali l’Europa è estranea, ma di cui paga le conseguenze col caro-energia per cittadini e imprese.

“Sono soddisfatto, perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”, sottolinea il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Per l’energia si concede il ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale prevista per la difesa. Ricorso con paletti, tuttavia.

L’intento dev’essere quello di alleviare l’effetto dell’aumento dei prezzi e di sostenere le famiglie in difficoltà e le aziende energivore. Non, però, per sostenere una politica di combustibili fossili o per tagliare le tasse sull’energia.

Misure, dunque, che siano in linea con le strategie dell’Ue e non di pronto soccorso, quale sarebbero la riduzione dell’accise sulla benzina o sussidi a pioggia.

Misure strutturali, Bruxelles torna a chiedere. Indicando riforme come l’aggiornamento delle rendite catastali e delle pensioni. Ma soprattutto sollecitando maggiore produttività, la grande questione dell’economia nazionale che la Commissione considera tuttora irrisolta nel documento d’accoglienza delle richieste italiane. E al contempo di elencazione dei compiti a casa, ossia di tutte le aspettative finora non realizzate.

I limiti di utilizzo della flessibilità accordata dovranno essere precisati.

Ma intanto l’Ue è prodiga di raccomandazioni.

La più controversa eppur evocata è la patrimoniale. Si suggerisce di spostare il carico fiscale sul versante della lotta all’evasione, com’è ovvio. Si consiglia di abbassare il carico troppo alto che ancora grava sul lavoro, com’è inevitabile, per far crescere l’economia e dar vita a un sistema fiscale più equo. Ma l’Europa indica anche “altre basi imponibili finora sottoutilizzate tra cui il patrimonio e le successioni”.

Mentre le opposizioni parlano di “vittoria di Pirro”, per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si tratta di un risultato “estremamente importante che in molti consideravano impossibile”.

Ora per il governo la sfida è su come far valere la flessibilità sull’energia per rivitalizzare, come chiede l’Europa, l’economia nazionale.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova