Non tutto il Trump viene per nuocere, provaci ancora Donald

Non tutto il Donald Trump viene per nuocere.

Col suo “Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”, come se l’uomo fosse nei panni di un imperatore che esibisce generosità nei riguardi dell’ultima dei suoi vassalli, il presidente statunitense ha spinto l’intero arco politico italiano alla più bella prova di unità nazionale degli ultimi tempi.

Tutta l’opposizione, pur con sfumature e toni diversi, non ha atteso la solidarietà subito espressa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla nostra presidente del Consiglio per difendere assieme alla maggioranza la dignità e l’indipendenza della Repubblica Italiana. Così volgarmente colpite e diffamate nella persona di Giorgia Meloni da chi, rappresentando gli Stati Uniti, dovrebbe esserle, al contrario, il principale alleato. Figurarsi se fosse il principale nemico.

Al resto di un’importante e necessaria reazione di orgoglio nazionale ha pensato la stessa presidente del Consiglio con un video chiarificatore.

In cui ha spiegato, “allibita”, che l’imperatore “s’è inventato tutto”. E gli ha ricordato che l’Italia “non implora mai”.

Non saremo andati al Mondiale che si sta giocando soprattutto negli Stati Uniti. Ma questo meraviglioso catenaccio istituzionale e politico col contropiede dell’“Italia non implora mai” è una vittoria che fa bene al Paese e non solo alla nostra politica.

Anche perché dall’altra parte dell’oceano e del campo governa chi si crede padrone del mondo ed era ora che gli dicessero, in coro, “non ci fai paura”. Che glielo dicessero anche per via diplomatica -giusto per la certezza che il messaggio arrivasse-, con l’immediato annullamento da parte del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dell’incontro già fissato a Miami col suo collega Mario Rubio.

Non è un problema nostro, ovviamente, se gli statunitensi si sono eletti un simile “mentitore seriale” (diritti d’autore a Carlo Calenda) alla Casa Bianca. Ma il problema diventa nostro se questo bugiardo prende di mira l’Italia e l’Unione europea -cioè un continente dalla vocazione pacifica e liberale-, con la stessa e prepotente disinvoltura con cui tace e acconsente col guerrafondaio Vladimir Putin.

E poco importa che Trump, oltre ad aver già attaccato in passato la nostra presidente del Consiglio, abbia sparato a zero contro Papa Leone, Emmanuel Macron, Keir Starmer, Pedro Sánchez, Ursula von der Leyen e chissà chi sarà il prossimo bersaglio.

Perché l’esito di questo sgangherato e incomprensibile disprezzo che il presidente nutre verso quel Vecchio Continente che ha contribuito in buona parte anche a plasmare il suo Nuovo Mondo, produce l’antistorica frattura dell’Occidente. Rovina i rapporti atlantici e isola gli Stati Uniti, che già non godono di grande simpatia, dal mondo.

Tuttavia, che paradosso: anziché danneggiarla, Trump finisce per aiutare la buona causa. Al Consiglio europeo i leader dei Paesi hanno voluto rispondergli, facendosi apposta un selfie con Giorgia Meloni.

Dopo la ritrovata unità nazionale anche quella europea.

Provaci ancora, Donald.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova