Il senso del più importante vertice degli ultimi anni in corso ad Ankara lo dà la dichiarazione finale già preparata dagli ambasciatori dei 32 Paesi dell’Alleanza atlantica: “Un’Europa più forte in una Nato più forte”.
Impeccabile e necessaria presa di posizione degli europei di fronte al disimpegno politico, armato ed economico che Donald Trump non si stanca di minacciare. Quasi fosse il Vecchio Continente il “nemico principale”, mentre Russia e Cina puntano all’egemonia geografica, militare e commerciale.
Non è, dunque, un caso che alla vigilia della riunione in Turchia chiamata a trasformarsi nel nuovo corso dell’Occidente per stare al mondo e proteggere se stesso, arrivino due attacchi in apparenza distinti e distanti.
Il primo e più scontato è quello della Russia, che mette in guardia la confinante Polonia per l’aiuto tecnologico sui droni fornito all’Ucraina -sottoposta alla guerra di Vladimir Putin da quasi 4 anni e mezzo- per difendersi. Quel monito di “riflettere sulla propria sicurezza” lanciato dal Cremlino a Varsavia, suona sinistro.
L’altro siluro proviene da Trump, direzione Roma. “Serve un ordine restrittivo”, è la frase -considerata ripugnante dall’intero arco politico italiano-, che sta facendo il giro del mondo, perché il presidente statunitense l’ha associata alla foto della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ritratta mentre lo guarda.
Negli Stati Uniti gli ordini restrittivi si danno ai molestatori seriali e perciò è lampante l’allusione anche maschilista che Trump sottintende sulla presidente del Consiglio. Di nuovo dipinta come donna disturbatrice dell’uomo della Casa Bianca, pur di ottenerne favori politici e perfino la presunta richiesta di un selfie di amicizia ritrovata. Come lui ebbe a dire, provocando la decisa reazione di Giorgia Meloni: “Sono dichiarazioni totalmente inventate, io e l’Italia non imploriamo mai”.
I fatti hanno già smascherato le bugie di Trump: il nostro Paese ha negato le basi di Sigonella per gli attacchi americani all’Iran e non ha partecipato, nonostante gli auspici della Casa Bianca, alla guerra in Medio Oriente. L’esatto contrario del servire o dell’adulare.
D’altra parte, si può capire quanto Trump ritenga che l’universo sia abitato solo da gente senza dignità, come testimonia l’inaudita vergogna della Fifa, che ha riammesso nella Nazionale statunitense di calcio -dopo una rivelata e rivendicata telefonata di Trump al presidente Gianni Infantino-, un giocatore espulso dal Mondiale in corso in America, Folarin Balogun.
Il presidente Usa che decide lui se la squalifica arbitrale, Var compreso, fosse corretta o no. E la Fifa accondiscendente. Mai accaduto nello sport.
Tuttavia, l’Italia e la parte europea della Nato non hanno “Fifa” di Trump. Neppure sull’ultima favola da lui raccontata sull’Ucraina: “Putin vuole fermare la guerra”. Come no?, bombardando giorno e notte perfino la capitale della Nazione aggredita.
Ma gli affronti molto diversi, seppur paralleli, di Trump e Putin, stanno provocando un solo effetto: il risveglio dell’Europa.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova