E così Trump ha festeggiato il compleanno di Putin…

Per il suo compleanno numero 74, come ha osservato con triste ironia il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il festeggiato Vladimir Putin ha ricevuto da Donald Trump un regalo che più bello non poteva essere.

Un regalo che ha invece lasciato interdetto chi, in Occidente, sta dalla parte del Paese aggredito dallo Zar: la sospensione per sei mesi delle sanzioni sul gasolio che erano state inflitte alla Russia proprio a causa del conflitto armato scatenato il 24 febbraio 2022. Tonnellate di gasolio a vantaggio degli Stati Uniti e del mercato globale nella speranza, tutta da dimostrare, che si abbassi il prezzo dell’energia.

Ma nella realtà, e subito, tale scelta politica prima ancora che economica, oltre a ridare un ruolo all’uomo che ha scelto di invadere l’Ucraina, e che da tre anni la Corte penale internazionale vorrebbe arrestare per documentati crimini di guerra, finisce per portare denaro alla Russia, secondo l’accusa di Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Ue: “La revoca delle sanzioni sul diesel russo finanzia la guerra di Mosca”.

Come i governi europei anche lei appare sgomenta per la decisione del principale alleato d’Oltreoceano. Che va a beneficio non già della pace da tutti perseguita, ma di chi la pace bombarda da 4 anni e quasi 8 mesi.

Per protesta contro l’accordo a sorpresa (e non comunicato agli ucraini) fra Trump e Putin, la delegazione di Kiev, che era volata a Miami per continuare i colloqui con inviati europei e negoziatori statunitensi volti a trovare un modo per indurre lo Zar almeno a una tregua, ha abbandonato l’incontro ed è tornata in Patria.

“E’ sembrata una trappola”, hanno commentato gli indignati rappresentanti di Zelensky. S’è diffusa pure la notizia (in parte smentita) che Trump avrebbe minacciato di interrompere la condivisione di informazioni riservate con Kiev, se l’Ucraina, nella sua autodifesa, avesse continuato a prendere di mira le strutture petrolifere russe. “La pianti di attaccare le raffinerie russe”, dice lo stesso presidente americano.

E’ chiaro l’intento politico della cinica mossa di Trump: ingraziarsi gli elettori, cioè i potenziali beneficiari del gasolio a gogò, in vista delle elezioni americane di metà mandato che per lui s’annunciano male. A costo di abbandonare l’Ucraina al suo martoriato destino.

Ma Zelensky definisce l’intesa Usa sul gasolio “orribile e disonesta”. E dice: “Le bombe di oggi a Zaporizhzhia (20 morti, di cui 3 bambini) sono il grazie di Putin per la revoca delle sanzioni”.

Insolente e tuttavia emblematica la reazione di Trump punto sul vivo: “E’ ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente, uno che sappia raggiungere un accordo. Lui crea solo problemi al mondo”. “Iconico e storico”, ecco l’immediato e compiaciuto plauso di Mosca.

Ma il presunto “problema” creato al mondo è la volontà del popolo ucraino e del suo presidente di non soccombere all’aggressore. Perché nel linguaggio di Trump accordo significa capitolazione alle pretese, contrarie a ogni diritto, dello Zar, l’amico caro che ora gli rifornirà pure il gasolio.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova