La questione ucraina, banco di prova per l’Europa di domani

Non era scontato che lo dicesse, ma l’ha detto: “L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è una scelta che considero molto rischiosa”.

Alla vigilia del Consiglio europeo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, spiega in Parlamento perché l’aumento dei carburanti sia dovuto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina.

“Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca, mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra e un implicito indebolimento della leva sanzionatoria”.

Tutte conseguenze che contrastano con la linea dell’Occidente, Stati Uniti in teoria compresi, “per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.

Paradossalmente, arriva dalla Russia il riscontro che la presidente del Consiglio è andata a bersaglio, a poche ore dal vertice che oggi e domani sarà decisivo per il futuro geopolitico ed economico del continente.

“L’accordo sul gasolio non sono affari suoi”, reagisce infatti Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Al contrario, si dice “grato a Giorgia Meloni” il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, “per il sostegno, la posizione chiara e inequivocabile di principio”.

Una posizione che la presidente del Consiglio definisce un pilastro dell’“unità euro-atlantica”.

La questione ucraina è così diventata il banco di prova, la vera contrapposizione politica, ben al di là di quella tradizionale fra destra e sinistra. Specie all’indomani dell’ennesimo favore economico-militare che Trump ha fatto a Putin e nella lunga vigilia di elezioni tra Spagna e Francia, tra Polonia e forse Germania nel giro di pochi mesi. Dove pure in Italia, come altrove, conservatori e progressisti sono chiamati a schierarsi sulla guerra di Putin alle porte di casa. Sul chi sta con chi a proposito delle armi all’Ucraina aggredita, perché possa difendersi da chi ha violato con violenza ogni diritto nazionale e internazionale nel continente che al diritto, alla pace e al benessere ha legato la sua unità e il suo destino da 80 anni.

La scelta sull’Ucraina attraversa le alleanze in modo trasversale.

Ancora tiepida la Lega, che però alla fine s’allinea sempre alla posizione della maggioranza e delle istituzioni. Perché nessun presidente europeo come il nostro Sergio Mattarella s’è tanto impegnato per Kiev ed è stato tanto attaccato da Mosca.

Dall’opposizione Carlo Calenda concorda con la posizione del governo, mentre il Pd, da sempre a fianco dell’Ucraina, ora deve vedersela, per dar vita al campo largo, con il non negoziabile “no alle armi” decretato dal leader pentastellato Giuseppe Conte e dalle forze a sinistra della sinistra.

Una posizione che spacca l’opposizione e che isolerebbe l’Italia in Europa. Dove il crescente populismo di estrema destra -ma pure a sinistra-, può finire per giovare alla causa putiniana nei Paesi presto alle urne.

Dimmi con chi stai e ti dirò che ne sarà dell’Europa di domani.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova