S’ode a destra uno squillo di tromba: arriva il generale Vannacci

Quanto sembra appropriata la citazione del Manzoni: s’ode a destra uno squillo di tromba.

Ma non è soltanto la tromba che l’un tempo generale e oggi eurodeputato Roberto Vannacci ha suonato, ieri e oggi, alle sue truppe nell’assemblea costituente di Futuro nazionale, il neonato partito già accreditato di un seguito non irrilevante, secondo i sondaggi.

In grande e battagliero movimento, in realtà, si trova tutto il centrodestra.

Anche se le manovre avvengono al buio.

Chi lo sa, infatti, quale sarà lo scenario internazionale delle prossime settimane tra guerra e guerre, posto che la pace appare ovunque lontana?

Chi lo sa con quale legge elettorale si tornerà alle urne? L’opzione è fra l’attuale e quella in marcia alla Camera. Dunque, impossibile prevederne l’esito con l’una se, strada parlamentare facendo, arriverà l’altra.

Chi lo sa, infine, come si presenterà il campo largo. Posto che per il centrosinistra l’unità è obbligatoria per competere.

Ma guidato da chi? Dal più insidioso Giuseppe Conte, dalla più votata Elly Schlein, da un terzo “Papa straniero” -da quelle parti amano le metafore- per incoraggiare l’elettorato al cambiamento?

A fronte di tali e tante incognite stabilire oggi se e come imbarcare il generale Vannacci, che a sua volta non ha ancora deciso che farà da grande, è problema secondario per la maggioranza. Al di là del perdurante scontro a distanza tra il generale con Giorgia Meloni e Antonio Tajani.

Problema, invece, primario è stabilire come la coalizione al governo si proporrà alle elezioni.

Dopo il saliscendi di Vannacci dal Carroccio, il partito di Matteo Salvini è chiamato a recuperare la spinta propulsiva del Nord, senza perdere la dimensione nazionale raggiunta a fatica.

Si guarda al modello tedesco di due partiti in uno, la Cdu integrata con la potente e gemella Csu al Sud. Insomma, una Lega con Luca Zaia nei panni nordici del bavarese Franz Josef Strauss, che fu il leader storico della Csu.

Ma è solo una suggestione. Almeno finché Zaia non dirà -e non lo sta dicendo-: ci sta o no? Neppure davanti ai solleciti del presidente della Lombardia, Attilio Fontana: “Zaia ottima scelta per la doppia Lega”.

Ma suggestioni circolano anche in Forza Italia. La principale è la discesa in campo a sorpresa di uno dei figli di Berlusconi, da Marina a Pier Silvio (o pure Barbara?).

Quel cognome, che incarna la storia stessa del partito guidato da Tajani, avrebbe un peso particolare per la coalizione. Ma, di nuovo, è solo una suggestione, se i familiari evocati non appaiono disponibili.

Meno sogni, invece, per Giorgia Meloni, che il 4 settembre diventerà in concreto la più longeva presidente del Consiglio negli ottant’anni della Repubblica.

Un primato istituzionale -la stabilità di governo- che la destra e la maggioranza si preparano a rivendicare. E che alla fine potrebbe lasciare invariata l’alleanza così com’è. Nonostante le suggestioni in ballo e una complicata legge di bilancio all’orizzonte.

Perché la campagna elettorale è in corso tra grandi manovre e ancor più grandi incertezze.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova