Meno della metà della popolazione del pianeta vive in democrazia e neppure uno su dieci dei suoi abitanti in un Paese con elezioni realmente libere, diritti civili garantititi sempre e stabilità istituzionale. Ossia dove chiunque governi, non si corre il rischio di fare guerra a nessuno, perché anche il culto della pace e del rispetto di sé e degli altri rientra fra questi valori acquisiti, eppur minoritari nel mondo.
Ce n’è quanto basta per capire quanto siamo fortunati e privilegiati, da europei, a vivere senza menzogna, senza tirannie, senza ayatollah e tutto ciò che possa calpestare i diritti della persona e la libertà di donne e uomini. I quali hanno il potere in mano di cambiare i propri governanti, se ritengono che abbiano fatto male o che altri possano far meglio.
Non è l’universo di Alice. Ma forse poco ci manca.
Nel suo annuale discorso sullo Stato dell’Unione a Strasburgo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha voluto questo orgogliosamente ricordare a noi immemori o pronti ad addossare a Bruxelles ogni colpa. Oscillando tra l’accusa di essere un simbolo troppo europeo, cioè distante dai suoi 27 Paesi, oppure troppo poco. Burocratica e sorda al nostro ricorrente grido di dolore su tanti temi.
Eppure, “vogliamo un’Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo?”, s’è chiesto la presidente. “Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari?”.
Nel mirino tutti coloro “che disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea”. Ursula cita i russi e gli ultranazionalisti ed è chiaro dove voglia arrivare: dalle parti dell’Ucraina e della sua sacrosanta e sostenuta resistenza da 4 anni e quasi 7 mesi, nonostante il disimpegno occidentale del presidente statunitense, Donald Trump.
“Ma il destino dell’Europa deve restare nelle mani degli europei”, sottolinea, proponendo un Protocollo di sicurezza d’emergenza simile a quello in vigore nella Nato. Dunque, già con la prospettiva di dover, un giorno non lontano, fare a meno dell’America. Con l’annuncio quasi conseguente che il Canada potrebbe essere il primo “membro associato” dell’Ue. Una strada innovativa, che magari può estendersi ad altri Paesi, per esempio dell’America latina, comunque a chi abbia una certa idea della libertà e dell’Occidente.
Minaccia di Vladimir Putin, ma pure intelligenza artificiale, difesa comune e immigrazione, economia e Medio Oriente. L’intervento molto riflette del rapporto di Mario Draghi presentato l’anno scorso, applaudito da tutti, ma rimasto in gran parte lettera morta. Un rapporto che incentivava l’Europa a essere più Europa e che ora trova il suggello istituzionale della presidente della Commissione.
Paradossalmente, In epoca di sovranismi Ursula von der Leyen ha lanciato il sovranismo europeo. Con molti ostacoli, visti i complicati equilibri politici alla base del governo europeo (i commenti pro e contro il discorso lo testimoniano).
Ma almeno il percorso è chiaro. L’Europa è già il nostro destino.
Pubblicato su Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova