Ma votare è un diritto o un dovere?

Ma votare è un diritto o un dovere? Dipende.

In Europa solo in tre Paesi -Lussemburgo, Grecia e Belgio- vige l’obbligo di presentarsi in cabina elettorale. In America tale dovere è più esteso, quasi la metà dei Paesi dell’intero continente lo contemplano, mentre è previsto anche in alcune nazioni dell’Africa, in Australia, e nella Corea del Nord (dove, però, fa non fa testo, visto che lì non regna un regime democratico).

Che succede se gli elettori disertano le urne? In genere si rischiano multe, spesso più sulla carta che non applicate in concreto. L’obbligo è concepito come uno stimolo morale a partecipare, l’intento di scoraggiare il disimpegno o il comodo qualunquismo.

Come nella maggior parte dei Paesi dell’Unione anche in Italia votare è libera scelta in libero Stato. Pur registrando un crescente astensionismo, restiamo tra le nazioni con più alte percentuali di elettori.

Ma c’è poco da consolarsi, specie quando il voto è amministrativo, come lo sarà oggi e domani in Veneto, Campania e Puglia. Perché da molto tempo ormai in troppe elezioni si fatica a portare alle urne un italiano su due. Puntualmente all’indomani delle consultazioni esplodono le polemiche sull’astensionismo: perché aumenta la disaffezione della gente? Molte sono le ragioni, da rispettare sempre, e le risposte che si danno nella speranza che “la prossima volta” le astensioni diminuiranno.

Ma forse stavolta c’è una ragione in più per partecipare a un voto a cui sono chiamati dodici milioni di elettori. Ed è il contesto nazionale e internazionale mai così incerto. Far sentire la propria voce non è irrilevante.

Il mondo globale ci ha abituato: quel che di importante succede ovunque, ha spesso un risvolto anche casalingo piccolo o grande. La civiltà del digitale ci coinvolge in diretta con eventi politici, tragedie di guerra e incognite ambientali anche lontanissime. Solo nelle ultime ore la conferenza internazionale sul clima in Brasile rivela quanto i Paesi, e perciò noi stessi, siano divisi sulle scelte per difendere il pianeta e il futuro dei nostri figli. Per non dire di quanto avviene alle porte di casa-Europa, dove il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a fronte del piano-capestro con cui Putin e Trump prefigurano la resa di Kiev barattandola come “pace”, annuncia: “E’ l’ora più buia”.

E’ ovvio che dal Veneto alla Campania, alla Puglia non sono in ballo né il destino del pianeta né la sorte dell’Ucraina. Ma partecipare al voto significa esercitare un diritto ampiamente minoritario e conculcato nel mondo, visto che le autocrazie purtroppo prevalgono di gran lunga sulle democrazie. E’ un grande privilegio da molti altri solo sognato: perché rinunciarvi?

Votare vuol dire rendere più forte le istituzioni, a prescindere da chi le governerà. Dunque, è un beneficio per tutti. Significa essere consapevoli del tempo grave che stiamo vivendo e nel quale far sentire la propria voce va al di là del voto inteso sia come diritto, sia come dovere: è semplicemente un consapevole atto di interesse per ciascuno di noi, per il luogo in cui viviamo e per il mondo a cui apparteniamo.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova