Prudenza e preoccupazione, senza mettere la testa sotto la sabbia.
Brucia il Medio Oriente e la posizione dell’Italia sulla guerra che altri stanno conducendo, non può che essere di massimo equilibrio.
Il governo assicura che il Parlamento continuerà a essere al centro delle grandi decisioni sul “che fare”, mentre Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. E il regime degli ayatollah reagisce cercando di colpire le basi americane ovunque si trovino, coinvolgendo territori arabi estranei al conflitto. Come pure la base britannica dell’europea Cipro, presa di mira da droni forse dal Libano, dove c’è Hezbollah appoggiato da Teheran.
Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron si sono parlati proprio per concordare, col primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, aiuti militari a Cipro (e sostegno ai Paesi del Golfo).
E’ la linea difensiva presa d’intesa con gli alleati -quasi uno scudo europeo- che Roma vuole perseguire a beneficio degli aggrediti.
“Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”, afferma la presidente del Consiglio.
Nessun coinvolgimento, dunque, ma una posizione diversa rispetto al “no alla guerra” dal chiaro sapore anti-Trump e anti-Netanyahu che il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha espresso, solitario, in Europa.
Peraltro sulla scia della tradizione neutralista e socialista inaugurata dall’appena eletto primo ministro, José Luis Rodríguez Zapatero, nel 2004 con il precipitoso e controverso ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq.
La scelta del realismo da parte del nostro governo non esime dalla verità dei fatti. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riconosciuto che l’intervento americano-israeliano è avvenuto “al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Aggiungendo: “Siamo sull’orlo dell’abisso”.
Come ogni regola di diritto ha violato il regime oscurantista, responsabile del recente massacro di 40 mila iraniani che manifestavano per la libertà e della perdurante discriminazione delle donne. Reprimendone nel sangue coi suoi pasdaran ogni pacifica richiesta di svolta.
Se a ciò s’aggiunge il denunciato pericolo del programma nucleare mai archiviato a Teheran e delle armi balistiche, s’avrà il mosaico drammatico del conflitto e dei due rischi che corre il mondo ad opera del regime bombardato e vacillante.
Il primo sono gli sparpagliati atti di terrorismo quale vendicativa reazione da parte di chi non ha la stessa capacità di controffensiva militare degli attaccanti.
E poi il colpo all’economia globale, testimoniato dalle oltre mille navi bloccate, causa guerra, sullo Stretto di Hormuz.
La metà di esse trasporta petrolio e gas per un valore di 25 miliardi di dollari. Inevitabile i rincari di benzina e bollette anche in Italia.
Intanto, Trump avverte che non gradisce la successione di padre (ucciso) in figlio al vertice dell’Iran. “E’ un peso piuma”, così boccia il Khamenei erede. “Devo dire la mia sulla nomina”.
La grave crisi in Medio Oriente e il mondo che verrà impongono la responsabile cautela dell’Italia e ogni concorde iniziativa in Europa.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova