Guerra all’Ucraina, come si fa la pace con chi la pace bombarda ogni giorno?

Dopo quattro anni e mezzo esatti dall’inizio, il 24 febbraio 2022, della guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina, l’interrogativo non è cambiato: come si fa a fare la pace con chi la pace bombarda ogni giorno?

Per cercare di risolvere il finora irrisolvibile e tragico dilemma, i componenti della Coalizione dei volenterosi, gruppo di 34 Paesi a sostegno del Paese aggredito, s’incontrano oggi a Kiev.

Lo fanno nel significativo anniversario dei 35 anni dalla dichiarazione di indipendenza dell’Ucraina dall’allora Urss. Collegata in video-conferenza anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Il vertice avviene sull’onda di due novità. La prima è del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che annuncia -è la prima volta che succede- un piano di pace in tre punti concordato con gli Stati Uniti: cessate il fuoco, zona economica franca e ritiro delle truppe. Un approccio condiviso dagli europei e di cui si sarebbe già parlato con i russi.

La seconda notizia arriva direttamente da Putin. Per la prima volta anche nel suo caso l’aggressore riconosce “danni all’economia e perdite” subite dai droni ucraini che colpiscono impianti logistici, di guerra e del grande commercio in Russia. Nel definire “stravaganti e inaccettabili” le proposte di pace di Kiev, Putin sottolinea che l’Ucraina “ha aperto il vaso di pandora” e dice che la risposta di Mosca sarà “distruttiva”.

Ma la riunione dei volenterosi discuterà anche come aiutare il presidente ucraino nella difesa aerea. Quello scudo indispensabile per salvare i civili e le città dalla barbarie dei bombardamenti d’ogni tipo che arrivano dal cielo. Il presidente francese, Emmanuel Macron, dichiara che invierà nuovi missili intercettori all’Ucraina, mentre Zelensky afferma che se non potrà avere i Patriot dagli Stati Uniti, “i missili ce li faremo da soli”.

Nonostante la durata e la ferocia della guerra di Putin, l’invasione s’è impantanata e la resistenza del Paese aggredito non è mai stata così solida, fiduciosa e appoggiata dagli alleati come ora.

Ecco perché si torna a parlare di pace come possibilità non più irrealistica, e pur tutta da costruire, grazie alla circostanza che l’Ucraina non è caduta, malgrado la sproporzione di tutto e la crudeltà dei bombardamenti patiti.

Intanto, l’esito della guerra, sommato a quello dell’altro conflitto Usa/Iran col blocco di Hormuz, si riverbera sul costo dell’energia che dilaga in tutta Europa. Elly Schlein, leader del Pd, sollecita il governo a “tassare subito” gli extraprofitti delle società energetiche.

Sei Paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, chiedono che la tassa alle compagnie petrolifere avvenga a livello comunitario. I profitti delle compagnie sono stellari in conseguenza alle guerre. Non è pensabile che bastino mini-misure -come lo sconto di 17 centesimi sulle accise sul gasolio prorogato di un paio di giorni dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti-, per affrontare l’annunciata stangata d’autunno senza una risposta del governo e dell’Europa forte, duratura e all’altezza degli aumenti in arrivo causa guerre.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova