Suona offensivo e non soltanto doloroso che in piena era digitale, quando con un clic o un messaggio vocale o un riconoscimento facciale riusciamo a sollevare il mondo, una donna possa essere ammazzata a coltellate nonostante il congegno tecnologico apposto al suo potenziale aggressore, e che avrebbe dovuto salvarla da qualsivoglia atto di violenza.
L’uomo si era tolto il braccialetto elettronico a cui era stato obbligato per poter essere sempre monitorato sul rispetto del divieto a lui imposto: mai avvicinarsi a meno di 500 metri da lei. Ma così poco è bastato, per rendere inutile la difesa tecnica ideata a beneficio della vittima.
Il meccanismo non è scattato in tempo? L’allarme non è stato colto, e caso mai perché? Lo stabiliranno le indagini.
Ma senza più armi tecniche a difesa della vittima, senza più segnali dati o ricevuti tempestivamente per mettere in guardia la donna e le forze dell’ordine dal rischio che potesse essere compiuto ciò che è stato compiuto, il femminicidio è stato servito.
Siamo davanti all’ennesimo e brutale omicidio (“un numero imprecisato, ma comunque smisurato di coltellate”, scrive la Procura), in una contabilità di morte che ormai si perde nella notte dei mesi e degli anni.
Resta invece la cronaca, impietosa, del ritrovamento da parte dei carabinieri del corpo senza vita di Jessica Stapazzolo Custodio de Lima, 33 anni in una casa di Castelnuovo di Garda nel Veronese. La casa del grande e grave indiziato, tale Douglas Rei Pedroso, 41 anni, il compagno della vittima e brasiliano come lei.
E’ stato quest’uomo in stato confusionale forse per droga a chiamare i militari la notte di lunedì scorso, annunciando propositi suicidi che hanno poi consentito di risalire ai fatti e trovare la vittima.
Alla luce delle cose che finora si sanno, la radiografia del delitto induce al pessimismo. Nel senso che, salvo diversa scoperta nell’opera investigativa in corso, ogni misura legislativa, penale, amministrativa e preventiva sembra essere stata adottata. Ciononostante, altro sangue innocente.
L’arrestato aveva precedenti e un procedimento penale per maltrattamenti e lesioni alla compagna. Avrebbe pure violentato un’altra donna.
Nel recente passato il questore di Verona aveva emesso provvedimento di ammonimento. L’uomo era stato rinviato a giudizio. Era stato anche arrestato per violenze alla sua compagna (“colpendola ripetutamente al volto con la chiave della sua auto”, sottolinea la Procura), perciò era scattato il divieto di dimora nel Comune della donna e di avvicinamento.
E allora il Parlamento, che sta meritoriamente introducendo il reato di femminicidio nel codice prevedendo l’ergastolo (testo già approvato all’unanimità al Senato e all’esame della Camera), può fare due cose.
Alzare a 5 chilometri la pagliacciata dei 500 metri di distanza.
Se un delinquente con o senza braccialetto può metterci cinque minuti a piedi per raggiungere la sua vittima, nessuna volante al mondo arriverà in tempo. E poi prevedere un’alternativa per chi non dovesse o volesse accettare i 5 chilometri: il carcere.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova