Europa, abbiamo un problema: con l’Afd in Germania

Il verdetto è implacabile: nella Regione Sassonia-Anhalt, cuore geografico della Germania e fino al 1990 facente parte dell’Est al di là del Muro, quasi un tedesco su due ha votato per Afd (Alternativa per la Germania). Il 44,5% degli elettori, secondo le proiezioni ancor più alte dei già elevati sondaggi della vigilia. “Abbiamo fatto la storia”, ha dichiarato il candidato a guidare il Land e vincitore, Ulrich Siegmund, 35 anni. “L’uomo più pericoloso della Germania”, come l’ha ribattezzato una copertina della rivista Der Spiegel.

Il suo partito è quello oggi più a destra nella società e il suo estremismo si nutre di molte proposte drastiche (persino di classi separate per disabili), di nazionalismo tedesco, ma soprattutto di una parola: remigrazione. Un “Nein” all’insegna del rimpatrio forzato con espulsioni immediate degli stranieri irregolari, con precedenti o giudicati non integrati.

Al primato del voto bisogna poi aggiungere quello dell’affluenza: l’80%. Dunque, gli elettori si sono mobilitati apposta per premiare le proposte radicali dell’Afd e punire le forze tradizionali.

La Cdu del cancelliere Friedrich Merz crolla al 18,5% dal 37. Le tre sinistre (Linke, Spd e Verdi) viaggiano ciascuna intorno al 9%, mentre il Bsw, partito di sinistra ostile all’immigrazione e almeno in questa anomala sintonia con l’Afd avrebbe il 5% e sarebbe pronta, se superasse la soglia di sbarramento, ad astenersi, cioè a consentire di governare al giovane e molto popolare Siegmund anche nelle reti sociali.

Ma il punto non è più se il radicalismo vincitore riuscirà o no a governare in Sassonia-Anhalt, la Regione più povera e vecchia del Paese, posto che tutte le altre forze hanno già annunciato la non collaborazione col partito più votato dagli elettori.

Il punto è capire il contraccolpo in Germania e in Europa di una forza estrema che più volte e pur con sfumature anche temporali diverse ha testimoniato euroscetticismo e vicinanza a Vladimir Putin.

In sostanza, una forza che mette in discussione la politica di governo sia della Germania, che dell’Unione europea. E che adesso gode di un consenso maggioritario dei tedeschi in un Land certo piccolo (più di 2 milioni di abitanti sugli oltre 83 del Paese), ma simbolico. Perché è un termometro politico del sentimento dei cittadini in ascesa in Germania, dove l’Afd non da oggi e non nell’isolata Sassonia-Anhalt sfida la Cdu.

Se sul tema-cardine dell’immigrazione è stato il caso-Ceuta (80 mila migranti entrati illegalmente in 24 ore nell’exclave spagnola in Africa fra il 30 e il 31 luglio) a rafforzare la paura dei tedeschi e il loro voto conseguente per chi tale paura ha cavalcato con determinazione, la sottile posizione filo-russa, paradossalmente, appare più insidiosa.

Perché l’immigrazione è un tema ormai europeo che può essere governato e che deve essere regolato con le armi del diritto.

Ma sulla difesa dell’Ucraina aggredita immaginare che la Germania possa annacquare il suo sostegno portante a causa o per timore dell’Afd, significherebbe indebolire la strategia dell’Ue.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova