All’Olimpiade dei governi più stabili, disciplina in cui l’Italia faticava da sempre, da oggi sale sul podio l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: 1.413 giorni di durata a Palazzo Chigi e virtuale medaglia d’oro, sorpassando i governi-Berlusconi II e IV che detenevano il primato (e che ora passano all’argento) e precedendo l’esecutivo-Craxi I col bronzo. Medaglia di legno per il governo-Renzi.
Già dalla classifica si può cogliere la diversità politica fra quelli che hanno raggiunto un traguardo importante non per autoglorificarsi, ma a beneficio dell’Italia.
Era stato lo stesso Romano Prodi -area opposta a quella di Giorgia Meloni- a raccontare che, quand’era capo del governo e per la prima volta incontrava il cancelliere tedesco, Helmut Kohl, a Bonn, alla fine del lungo colloquio così il cancelliere gli disse, accompagnandolo all’elicottero che l’avrebbe riportato in Italia: “Bell’incontro, Romano, ma chi viene la prossima volta?”.
Dunque, il primato che il centrodestra rivendica e che il centrosinistra liquida all’insegna del “non c’è nulla da festeggiare” (Elly Schlein, leader del Pd) in realtà è un patrimonio istituzionale a sé. Che rompe l’imbarazzante tradizione di governi che sono durati, in media, un anno e due mesi negli 80 anni di Repubblica. Ancor meno nei primi cinquant’anni: neanche un anno e il governo già non c’era più.
Dopodiché, il primato repubblicano per la prima volta raggiunto da una donna più che quarantenne alla guida del governo e mai raggiunto da uomini invecchiati nella politica (altro elemento che in una sfida non avvelenata dall’ideologismo andrebbe notato senza faziosità), è fatto da luci e ombre. Qui non c’è oro, argento, né bronzo che tengano: dipende dai temi e dai punti di vista.
L’ombra più lunga è il fallimento delle tre grandi riforme proposte. Quella sulla giustizia bocciata dagli italiani, l’autonomia differenziata decimata dalla Corte Costituzionale, l’elezione del presidente del Consiglio giacente per sempre in Parlamento.
Sulla sanità, nonostante i fondi stanziati, la simbolica e lunga lista d’attesa segnala che molto resta da fare anche a causa delle competenze confuse tra Stato e Regioni. In economia i salari sono bassi. Come alto il prezzo della benzina e dell’energia, pur per responsabilità delle guerre.
Se i conti in tasca agli italiani non sono soddisfacenti, specie per il tartassato ceto medio, per i conti pubblici è diverso. Tutti i parametri internazionali e i mercati finanziari riconoscono l’affidabilità dell’economia italiana. Anche se essa cresce meno del dovuto e del richiesto. Ma con un accettabile livello di occupazione nel lavoro.
Affidabile s’è rivelata pure la politica estera con un ruolo dell’Italia riconoscibile e coerente in Europa a fianco dell’Ucraina. Con le opportune distanze da Donald Trump.
Quanto alla sicurezza e all’immigrazione, temi-bandiera per il centrodestra, i cittadini -rivelano i sondaggi- ancora non si sentono sicuri. E il tema-migranti, Ceuta insegna, spetta con urgenza all’Europa, come l’Italia richiede da anni.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova