Un’Europa più tedesca o una Germania più europea?
A lungo il pesante interrogativo ha inseguito e inquietato i governi e i popoli del continente dopo due guerre mondiali scatenate (e perse) dal mondo tedesco. Con la Germania occupata e divisa all’indomani del secondo conflitto e dei suoi orrori, come la responsabilità dell’Olocausto nella terribile storia tedesca di quegli anni nazisti. Con Berlino a sua volta e poi separata per quasi trent’anni dal “Muro della vergogna”, che sarebbe caduto per sempre il 9 novembre 1989.
Da quel momento i tedeschi sancirono anche formalmente la piena condivisione con gli altri europei del disegno pacifico e liberale che fin dal 1945, cioè dalle rovine della guerra, era ben chiaro ai tre padri fondatori dell’odierna Unione europea: il tedesco Konrad Adenauer, l’italiano Alcide De Gasperi e il francese Robert Schuman. Al costo pure simbolico per i tedeschi di rinunciare, strada facendo, al potente marco (1999) per adottare l’euro in comune, oggi, tra 21 dei 27 Stati dell’Ue.
Perciò l’anniversario del 1° ottobre 1990, che ricorda la ripresa della sovranità tedesca nella Germania riunificata (evento che sarà da allora celebrato due giorni dopo, il 3, quale “Giorno dell’unità tedesca”), è una festa nazionale e allo stesso tempo europea.
La Germania ha infatti scelto in libertà di diventare la locomotiva d’Europa. Di contribuire al suo bilancio. Di reagire alle sfide politiche, commerciali e purtroppo guerrafondaie del globo -vedi l’aggressione all’Ucraina- insieme e accanto a tutti i Paesi occidentali.
Per noi italiani la Germania è il principale partner commerciale al mondo.
Da lì arrivano quasi 14 milioni di turisti all’anno, secondo un amore profondo e antico che, alla fine del Settecento, Goethe aveva immortalato nel celebre “Viaggio in Italia”.
Dunque, da italiani e da europei non possiamo restare insensibili al terremoto politico nel Paese motore dell’Europa e a noi così vicino.
La travolgente avanzata dell’estrema destra di Afd mette in discussione l’equilibrio politico che ha portato alla Germania più europea. Loro, invece, gli estremisti, sognano un’Europa più tedesca, pur interpretando il legittimo malessere di tanti cittadini a fronte dell’immigrazione irregolare, della Volkswagen che chiude stabilimenti, dei tedeschi ex dell’est spesso considerati di serie B dai loro “fratelli” dell’ovest.
In democrazia gli elettori sono da rispettare sempre. Ma le soluzioni proposte da chi li rappresenta, porterebbero l’Europa indietro, non avanti.
Accadde pure con l’allora elogiata e non certo estremista Angela Merkel, che rafforzò il legame tedesco con la Russia di Vladimir Putin e il suo gas.
E che aprì con generosità le porte all’immigrazione siriana e afgana senza, però, poi governarla. Così è nata la protesta Afd contro gli immigrati.
Tuttavia, i successori di Frau Angela al governo hanno corretto quella strategia miope. Oggi sostengono la causa dell’Ucraina, non più Putin.
Nel giorno in cui la Germania ritrovò se stessa, l’augurio è che ritrovi anche il suo e nostro cammino europeo.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova