Comincia oggi l’autunno caldo della politica. E non per la tradizionale presentazione, entro il 20 ottobre, dell’ultima legge di bilancio del governo e della legislatura. L’inizio di una stagione pre-elettorale che si preannuncia di fuoco fra maggioranza e opposizioni è invece segnato dall’esito del voto suppletivo in Calabria per un seggio rimasto vacante alla Camera. E sul quale si misurerà, per la prima volta, la consistenza di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che punta -ha detto- a fare della Calabria la Sassonia italiana. Cioè, a ottenere quell’avanzata travolgente che in Germania ha portato l’estrema destra di Afd a diventare la prima forza politica della regione.
Naturalmente, l’enfatico intento di Vannacci è proporzionato solo alle sue ambizioni. Ma il risultato che il suo candidato, Domenico Giannetta, (già esponente di Forza Italia), otterrà, potrebbe essere determinante per far perdere il candidato di centrodestra, Fabio Roscioli. Facendo così trionfare quello antagonista di centrosinistra, Francesco Antonio Benedetto.
Dunque, per quanto minore potrà essere considerato il banco di prova dall’affluenza bassissima, il risultato sarà in ogni caso indicativo per poter “leggere” in anticipo in Calabria gli equilibri a livello nazionale tra le forze di maggioranza e Futuro nazionale. Per capire se Vannacci è decisivo o ininfluente.
L’incognita pesa come un macigno per il centrodestra: allearsi con Futuro nazionale e col suo radicalismo per avere – secondo i sondaggi – una buona probabilità di vincere alle prossime politiche?
Oppure non snaturare la coalizione di centrodestra con posizioni politiche vannacciane oggi incompatibili, rischiando, però, di far vincere il centrosinistra? Interrogativo ancor più delicato, se si pensa che entro l’8 ottobre l’aula della Camera dovrebbe approvare la nuova legge elettorale che prevede il premio di maggioranza per la coalizione che avrà superato il 42% dei consensi in entrambi i rami del Parlamento.
Se i partiti di governo sono alle prese con la spada di Damocle e di Vannacci, le opposizioni sono anch’esse dilaniate sul come dar vita al campo largo. Manca un programma comune, non si sa chi sarà il (o la) leader dello schieramento e neppure come dovrà essere deciso l’uno per tutti. Con le primarie? Con la realtà dei voti, ossia con un Pd che è il principale partito e quindi dovrebbe poter esprimere il candidato?
Come se non bastasse, ecco che il leader pentastellato Giuseppe Conte, forte del consenso del 91,7% dei suoi attivisti raccolto con una consultazione, ha ribadito il suo basta armi all’Ucraina. Un tema dirompente per il centrosinistra – dove infatti i riformisti del Pd già si sono schierati contro questa prospettiva –, e per la stessa politica estera dell’Italia.
Per ora, i grandi dubbi all’interno dei due fronti passano in second’ordine davanti alla contrapposizione politica sulla legge di bilancio in arrivo, sul prezzo del carburante, sulla sicurezza più tutto quanto fa polemica.
Ma i nodi irrisolti saranno decisivi nella lunga campagna elettorale che da oggi, col voto in Calabria, si può dire cominciata.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova