Continueranno, certo, il monitoraggio delle opere pubbliche realizzate e il completamento delle scadenze. Anche la rendicontazione finale è ancora lontana. Ma il Pnrr, il piano nazionale di resilienza coi suoi 194,4 miliardi quasi tutti già iniettati nell’economia italiana, è finito.
Al di là dei pur importanti dettagli conclusivi, d’ora in avanti non si potrà più fare affidamento sulla propulsione di fondi europei per il rilancio della produzione e per le riforme in Italia.
In contemporanea l’Europa ci presenta un altro conto, anch’esso non più rinviabile: il cosiddetto Safe, lo strumento finanziario dell’Ue con prestiti fino a 150 miliardi per incentivare investimenti nell’ambito della difesa con appalti comuni. Prestiti agevolati che, nel caso dell’Italia, s’aggirano su 14,9 miliardi, secondo quanto anticipato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Sarà il primo e fondamentale pilastro del piano di riarmo che l’Europa ha approvato per garantire la propria difesa e autonomia a prescindere dal disimpegno del notevole apporto statunitense a tutela dell’Occidente attraverso la Nato. Apporto minacciato di ritiro un giorno sì e l’altro pure dal presidente Donald Trump.
Ma la guerra dei numeri fra Pnrr al tramonto e Safe destinato a sorgere in autunno (la decisione annunciata da Tajani è stata per ora frenata dai suoi alleati e contestata dalle opposizioni), già adesso e da tempo colpisce i consumatori italiani. Alle prese col saliscendi dell’energia a causa del trasporto di gas e petrolio bloccato allo Stretto di Hormuz dal 28 febbraio scorso sull’onda del conflitto statunitense-israeliano contro l’Iran.
Con l’effetto concretissimo del prezzo della benzina e del gasolio che sale senza sapere di quanto e fino a quando. Posto che gli analisti più attenti mettono in guardia: il peggio della guerra in Medio Oriente tutt’altro che conclusa, potrebbe ancora ripercuotersi sulla nostra economia.
Con questi chiari di luna è evidente che le accise abbassate di poco per decretazione continua e per periodi limitati ha l’effetto immediato, ma insufficiente dell’aspirina.
E’ invece nella legge di bilancio -l’ultima della legislatura, anche per questo la più importante- che lo Stato dovrà delineare la sua strategia strutturale di lungo periodo. Ma lo scenario europeo e le guerre in Ucraina e in Medio Oriente inevitabilmente la condizioneranno.
Specie in un anno che va dritto al voto, quando forte sarà la tentazione del governo di qualche misura accattivante di interesse elettorale e non solo nazionale. E quella delle opposizioni di bollare la Finanziaria, già con scarsi margini, appunto, di Manovra, come legge inadeguata rispetto alle attese e alle necessità dei cittadini.
La legge di bilancio diventerà, così, l’ultimo e decisivo braccio di ferro che si consumerà a tutta forza fra centrodestra e centrosinistra.
Come sempre, sarà l’economia -oltre al grande tema della sicurezza- il vero campo di battaglia di elezioni nazionali mai, però, così internazionali. E sarà questa l’imprevedibile novità.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova