La sfida dei “volenterosi”? Un’Europa autonoma

Parigi val bene una mossa nel giorno del principale anniversario storico, il 14 luglio, che si celebra in Francia. E che coincide col ricordo della strage terroristica a Nizza dieci anni fa.

Stavolta la tradizionale parata lungo i Campi Elisi che portano all’Arco di Trionfo s’è aperta con 500 soldati non soltanto francesi, ma appartenenti anche ai dieci “Paesi volenterosi” -compreso il nostro- che avevano firmato una dichiarazione congiunta per dar vita alla difesa europea antimissili balistici.

Hanno sfilato anche militari degli altri 27 Stati aderenti alla coalizione di questa neonata forza multinazionale. Chiamata, per la prima volta, a sviluppare uno scudo difensivo e a ribadire il sostegno all’Ucraina nella guerra di Vladimir Putin, come la presenza del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e dei suoi applauditi soldati all’evento ha simbolicamente confermato.

Quell’unità europea finora declamata con incontri politici in serie, ma senza risultati, diventa adesso operativa. E fa dire al presidente francese, Emmanuel Macron, uno degli artefici: “Sì, la pace è il nostro obiettivo, sì abbiamo a cuore la libertà e il diritto e sì, siamo pronti a difenderli sempre, anche a costo del sangue, se necessario”.

Che si tratti di una novità rilevante, lo testimonia il commento contrariato del portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, che parla di “coalizione di esaltati e guerrafondai”.

Ma il senso dei volenterosi non si esaurisce, secondo i suoi proponenti, nell’appoggio unitario e perciò “più rapido e più forte” all’Ucraina.

Anche in altra parte del globo c’è una guerra sospesa, eppur latente. E c’è Donald Trump, presidente del più potente Paese al mondo, che si conferma nella sua arte forse più riuscita: quella di riempire di dazi il resto dell’universo.

Ora Trump ci riprova con lo Stretto di Hormuz, tutt’altro che tornato libero al trasporto navale di gas e petrolio, nonostante il generico accordo fra Stati Uniti e Iran -così generico d’aver ridato fiato al regime degli ayatollah- e le minacce trumpiane di rinnovati e devastanti bombardamenti al Paese co-firmatario dell’intesa.

Ci riprova, il presidente, prima annunciando un pedaggio del 20% a favore degli Stati Uniti quali tutori del libero passaggio delle navi. Poi rettificando: niente gabelle, ma un accordo commerciale coi Paesi del Golfo. Anche se ancora non si capisce che cosa tale ripensamento -e sempre che nel frattempo non ne arrivino altri-, comporterà per il trasporto internazionale ora bloccato.

Ecco, dunque, il significato dell’iniziativa “volenterosa”: la creazione di un nucleo europeo di Paesi alla guida di una coalizione occidentale capace di dire la sua con o senza Trump.

Se nell’ambito della stessa Nato è già cresciuta la consapevolezza di un’“Europa più forte”, come precisato nell’ultimo documento dell’Alleanza atlantica, tale coscienza di un’autonomia necessaria da parte del Vecchio Continente alla ricerca di un ruolo nuovo spazia dall’Ucraina al Medio Oriente. Tra guerrafondai veri -Putin- e gabellieri annunciati o immaginari come Trump.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova