Massima allerta a Ceuta e ora anche a Melilla, le exclave spagnole in Africa, alla vigilia di Ferragosto: si teme una seconda ondata di arrivi in massa, come quella che fra il 30 e 31 luglio causò tre gravissime crisi in una volta sola.
La crisi umanitaria e migratoria di oltre 70 mila persone, moltissime giunte a nuoto (e decine di loro morte in mare) provenienti soprattutto, ma non solo dal Marocco nel giro di 24 ore.
La crisi quasi diplomatica che si aprì fra le autorità di Madrid e di Rabat, inizialmente accusate di aver provocato l’ingresso illegale di quella moltitudine o almeno di aver chiuso un occhio.
E infine la crisi fra l’Europa e la Spagna, ma con particolare durezza e incessante polemica fra Roma e Madrid, per il grande timore che molti di quegli irregolari poi finissero tra i Paesi dell’Unione europea.
Ora si paventa che il drammatico copione possa ripetersi, anche se stavolta il governo spagnolo per blindare i confini ha mobilitato l’esercito, più polizia e due fregate della Marina a protezione del suo territorio e dei sempre più preoccupati cittadini che lo abitano. Molti dei quali indignati col loro governo e col suo presidente, il socialista Pedro Sánchez, per non aver previsto né prevenuto l’invasione pur annunciata dal tam-tam delle reti sociali. E perché, contrariamente alla rassicurante versione di Madrid, migliaia di irregolari girano ancora per Ceuta e fra loro numerosi minori. Che non possono certo essere respinti senza aver prima esaminato con cura e umanità loro situazione.
Dunque, lo spettro di una nuova “convocazione” propalata in rete con l’invito a un bis di massa per il 15 agosto allarma gli 85 mila residenti a Ceuta e altrettanti a Melilla. Ma allarma soprattutto i governi e i servizi di sicurezza di mezza Europa perché, se l’assalto dovesse ripetersi, sarebbe una prova generale per tutti su come prevenire prima, affrontare poi e governare sempre il fenomeno delle migrazioni verso l’Europa.
Tema complicatissimo, se si pensa che Germania e Italia stanno rimpallandosi le responsabilità su a chi spetti tenere tre, diconsi tre immigrati. Ben consapevoli, però, Roma e Berlino, dei principi e delle nuove, vecchie regole sul tema -dal Trattato di Dublino in giù- che si farebbero valere, a seconda se quei tre cittadini che i tedeschi vogliono espellere verso l’Italia fossero accolti o no.
Il fantasma di Ceuta e Melilla costringe l’Ue a prendere in considerazione nuove, comuni e più forti strategie. Sia per evitare ai partiti estremi di cavalcare le paure degli europei, come sta avvenendo ovunque con il radicalismo di destra (e in Germania pure con una formazione di sinistra) in grande e polemica ascesa contro l’immigrazione irregolare. Sia perché la questione abbraccia tutti gli aspetti della politica. Dall’economia al sociale, dalla sicurezza alla diplomazia, cioè ai rapporti che l’Ue deve saper costruire coi Paesi africani da cui partono le persone alla ricerca di una vita nuova nella benestante Europa.
Ceuta e Melilla ammoniscono: l’indifferenza non è più contemplata.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova