Torna il nucleare in Italia. Fra sette anni

Fra sette anni non importeremo più l’energia nucleare dall’estero: la riavremo “made in Italy”.

Quarant’anni dopo i referendum che nel 1987, anno successivo al disastro di Chernobyl nell’allora Urss, spensero le centrali in Italia (anche se nessuno dei tre quesiti questo chiedeva), il Senato dà il via libera definitivo al ritorno al futuro. Il futuro di un nucleare di ultima generazione, molto diverso per concezione e dimensione rispetto al passato e destinato ad affiancarsi alle rinnovabili, non a sostituirle.

Si tratta di mini-reattori frutto di nuove ricerche, il “nucleare sostenibile”, come viene definito dall’Unione europea.

“E’ una giornata storica per l’Italia, renderà il Paese sicuro, indipendente e competitivo”, dichiara il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Frattin.

Il governo ha un anno di tempo per emanare i decreti attuativi. Ma il ministro assicura che saranno pronti entro l’anno.

“E’ una scelta coraggiosa e di buonsenso”, sottolinea la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Compatto il “sì” del centrodestra con l’appoggio di Azione (Carlo Calenda) e l’astensione di Italia viva (Matteo Renzi). Contrarie le opposizioni progressiste, che contestano la svolta (“tecnologia non ancora matura”) o la liquidano come propaganda.

In realtà, già il quarto governo-Berlusconi aveva programmato di rimettere il nucleare. Ma l’incidente di Fukushima in Giappone nel 2011 e l’esito della consultazione referendaria che ne seguì a breve, bloccarono il tentativo. Di nuovo prevalse politica della paura.

Eppure, sono una sessantina i nuovi reattori in costruzione nel mondo, dove già funzionano 440 reattori distribuiti fra una trentina di Paesi (più di 90 solo negli Stati Uniti e quasi 60 nella vicina Francia).

Politiche e investimenti puntano sull’atomo in parte per rispondere all’esigenza ambientale di decarbonizzare l’economia a causa dei cambiamenti climatici. In parte perché le guerre in Europa e in Medio Oriente hanno testimoniato oltre ogni ragionevole dubbio quanto sia dannosa, costosa e pericolosa una politica nazionale e continentale dipendente dall’energia altrui. L’obiettivo dell’indipendenza è strategico.

L’Italia, inoltre, fa parte del G7, cioè rappresenta una delle principali economie e potenze industriali. La sua autonomia energetica è il presupposto del ruolo che ricopre nel mondo e che non può più essere condizionato dall’energia che importiamo a caro prezzo dal nucleare in Francia, Slovenia e Svizzera. Come confermano le bollette casa per casa.

Né si può dire che la novità arrivi in un Paese non all’altezza della sfida, visto il livello di eccellenza in questo ambito di ricerca e considerata la grande scuola della fisica italiana.

Paradossalmente, i nostri cervelli erano più richiesti e operativi all’estero, dove le centrali realizzate o prospettate li richiedono, che non in Patria.

Ma anche il lavoro innovativo, progettuale e organizzativo che il ritorno al nucleare offrirà a tanti italiani è un aspetto che il governo oggi rimarca.

Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova