Non sono soltanto i picchi di caldo, che si alterneranno a violenti temporali annunciati, a caratterizzare l’estate estremista.
Oltre al saliscendi del meteo, già si intravede un clima impazzito anche in ambito energetico con gasolio alle stelle: al 2,609 al litro segnalato da Codacons sull’Autostrada del Brennero, fra le più alte sorprese per gli automobilisti in vacanza o al lavoro, comunque obbligati a rifornirsi per spostarsi in Italia.
Non dissimili novità “radicali” si registrano pure sull’A 21 Torino-Piacenza e sull’A4 Venezia-Trieste. Ma non mancherebbero casi persino fuori dalle autostrade con il gasolio che sfiora i 2,70 e la super che supera, nonostante il bisticcio di parole, i 2,60.
E’ un allarme due volte preoccupante, se si pensa che tutto è partito, poche settimane fa, con un importo che oscillava intorno all’1,8 al litro.
Dunque, un aumento così rilevante in così poco tempo nulla di buono lascia presagire. E poi avevamo assistito al ripetuto taglio delle accise da parte del governo proprio per evitare il peggio ai consumatori.
Adesso un nuovo taglio temporaneo almeno fino al controesodo estivo di agosto -chiede il Codacons-, potrebbe mettere al riparo le famiglie, oltre che le imprese non solo di autotrasporto che sul gasolio e sulla benzina investono la loro attività.
Come volevasi dimostrare, stiamo pagando a caro prezzo e rischiamo di pagarlo ancor più in futuro, l’impatto della guerra israeliano-statunitense scatenata il 28 febbraio contro l’Iran con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz e la paralisi del trasporto navale di gas e petrolio all’universo.
Un tira e molla fra Stati Uniti ed Iran che, in barba all’accordo tra loro firmato sull’acqua, è proprio il caso di dire, dura da quasi cinque mesi.
Con le disastrose conseguenze economiche sotto gli occhi di tutti. Italiani compresi, che pure alla guerra sono rimasti del tutto estranei, malgrado le sollecitazioni di Donald Trump a un qualche grado di coinvolgimento.
Come se non bastasse, gli iraniani ora sollecitano i loro alleati Houthi a chiudere anch’essi il corridoio energetico del Mar Rosso quale atto di ritorsione contro la nuova ondata di attacchi nordamericani a specifiche infrastrutture in Iran. Dato che il regime degli ayatollah non mostra alcuna intenzione di tornare a consentire la libertà di navigazione su Hormuz, come prima della guerra. E intanto colpisce a sua volta basi statunitensi in Bahrein e Kuwait.
Ci si domanda, in questa drammatica situazione senza capo né coda, che razza di trattiva abbiano mai fatto Washington e Teheran con interposti mediatori i Paesi del Golfo. Comunque “sono sospesi tutti gli impegni dell’intesa”, dichiarano le autorità iraniane e perciò la vicenda torna in altissimo mare.
Con il suo inevitabile riflesso economico-energetico anche in Italia.
Un risvolto prevedibile in prospettiva, ma già in corso qui e là.
Il governo è perciò chiamato a predisporre al più presto una nuova e durevole strategia per reagire in tempo alle gravi ripercussioni del conflitto in Medio Oriente tra noi.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova